Castello Aghinolfi

logo aghinolfiTelefono: 0585-816524 (dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30)
email: info@istitutovalorizzazionecastelli.it
internet: www.istitutovalorizzazionecastelli.it
Destinazione d’uso :La torre ottagonale ospita un allestimento museale in cui tra le altre cose sono visibili le varie fasi evolutive della struttura
Gestione : Istituto Valorizzazione Castelli
Visitabile: si

Orario:

Il castello è chiuso fino alla stagione primaverile

Servizi:

1 Sala Convegni, Capienza: 20 PAX

Stanza multimediale, Attrezzature:

  • 1 videoproietteore
  • 4 computers
  • 4 Monitor 30"
  • 1 lavagna luminosa
  • 1 telo per proiezioni

Accessibilità :

Si raggiunge comodamente in auto fino all'ingresso. Ambienti difficilmente accessibili ai diversamente abili
Biglietto

Biglietti:

Il castello riaprirà a primavera con le seguenti tariffe:

INTERO €5,00

RIDOTTO € 3,00 per i ragazzi da 6 a 15 anni e per i turisti che pagano l’imposta di soggiorno muniti di apposito tagliandino dalla struttura ricettiva che li ospita

GRATUITO fino 6 anni

BIGLIETTO DEL CITTADINO € 10,00 destinato ai residenti della Provincia di Massa-Carrara. Il biglietto consente l’accesso al castello nell’arco di tutto l’anno, senza il pagamento di ulteriori biglietti. E' nominativo e copre tutti gli ingressi ad esclusione di quelli relativi a manifestazioni che presuppongono una bigliettazione specifica (quali ad esempio lo Spino fiorito). Nel caso di eventi per i quali è previsto il pagamento di un ulteriore biglietto i possessori pagheranno la differenza tra il prezzo ordinario e quello maggiorato

BIGLIETTO CUMULATIVO € 15,00 dà diritto a 4 ingressi al castello (3 interi e 1 gratuito). Non ha vincoli nominativi e temporali, ovvero può essere utilizzato da persone diverse in un arco di tempo non definito
Attività svolte visite guidate al complesso monumentale;
visite guidate al Museo;
attività didattica per le scuole;
(fonte: IVC)
Eventi
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MULTIMEDIA
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Storia

Nel medioevo il castello Aghinolfi ebbe una particolare valenza strategica e fu conteso e ambito con secolari lotte dalle comunità di Lucca e Pisa, dalla signoria dei vescovi di Luni, dai Malaspina e dai loro consanguinei Marchesi di Massa. Le fonti scritte testimoniano l'esistenza della rocca nei secoli dell'altomedioevo: una pergamena datata 753, autentica nei contenuti sebbene rielaborazione tarda del documento originale, cita un oliveto situato nei pressi del "castellum Aginulfi".
L'antichità del documento (l'atto più antico riferito al castello, ritenuto autentico, risale al 764) ed il toponimo, di chiara origine longobarda, spinsero Alfredo d'Andrade, grande esperto di architettura medievale del secolo XIX, a considerare il mastio ottagonale uno dei più interessanti monumenti militari longobardi italiani. La fortificazione, delimitata da un'ampia cinta muraria post-medievale, presenta una complessa articolazione interna costituita da un'area residenziale, il vecchio borgo, e da un'area più propriamente militare, contraddistinta dalla presenza del mastio.

La strada panoramica che da Montignoso conduce a Strettoia attraversa l'intera collina sulla quale sorge il castello Aghinolfi. In prossimità della cima, una via sterrata porta direttamente agli imponenti ruderi del castello, del quale appare, in mezzo alla ricca vegetazione, un grosso sperone: l'estrema punta nord del complesso fortificato. Qui era collocata una guardiola sorretta da alcuni mensoloni ancora oggi visibili mentre, all'interno del baluardo, si trova una torre a base semicircolare. La strada d'accesso costeggia il bastione, realizzato su di una parete di roccia. E' su questo fianco, ad una distanza di circa 50 metri dallo sperone, che si trova l'ingresso al castello, anticamente difeso da una bertesca. Si accede quindi all'interno del primo cortile delimitato da un'ampia cinta muraria con torri di fiancheggiamento. Dentro questo cortile erano collocati numerosi edifici, adoperati come rifugi dagli abitanti di Montignoso, in caso di pericolo. E' possibile scorgere ancora oggi alcune tracce di queste modeste strutture. Procedendo in direzione sud, dopo aver superato una doppia curva, la strada raggiunge la parte alta del castello, tramite un percorso scavato direttamente nella roccia e riparato verso mare da un parapetto. Al termine della rampa si trovava una porta, oggi non più visibile, protetta da un ponte levatoio, la quale conduceva nella parte più interna del castello, un secondo cortile sul cui perimetro erano state addossate numerose abitazioni. Varcata questa porta si trovava sulla sinistra la piazza d'armi, di forma triangolare, contraddistinta da un cammino di ronda sorretto da numerosi archi e dominata dal mastio, un grosso edificio a base ottagonale unito ad una torre a base circolare tramite una cortina muraria. Questo elemento così articolato costituisce il lato sud della piazza d'armi, dove è possibile notare alcuni resti di una modesta cappella castrense, a base rettangolare.
L'elemento architettonico più interessante del complesso fortificato è il grosso edificio ottagonale, riconoscibile anche come il più antico. Per quanto la documentazione scritta attesti la presenza di un'opera fortificata già nell'VIII secolo, la struttura ottagonale è cronologicamente assegnabile ai primi secoli del basso medioevo e sembra rivelare alcuni caratteri, come la ripartizione orizzontale a bande bicromatiche e le dimensioni interne della struttura, tipici di architetture non solo militari ma anche residenziali. Tramite una cortina muraria la struttura ottagonale era collegata alla torre a base circolare, definita nella documentazione come "baluardo di San Paolino". A questo complesso si accedeva tramite una scala retrattile collocata tra il terrapieno e l'impianto ottagonale, successivamente sostituita da una scaletta in muratura, visibile nelle rappresentazioni ottocentesche e attualmente non più esistente. Una volta saliti sul terrapieno, è possibile accedere al baluardo di San Paolino, contraddistinto dalla presenza di resti di merlatura e da una scala a chiocciola che, scendendo all'interno della struttura, conduce ad un'ampia apertura dalla quale si poteva controllare l'esterno delle mura. Dal terrapieno si raggiunge l'interno dell'edificio a base ottagonale. Internamente questa struttura, definita nella documentazione come "baluardo di San Francesco", è contraddistinta dalla presenza di una torre circolare, sulla quale grava in parte il carico di una volta anulare continua che scarica, l'altra metà del suo peso, sulla muratura perimetrale. La volta, conservata solo in parte, sorregge un piano calpestabile, una terrazza, mentre la torre circolare, non propriamente concentrica, superava in altezza l'edificio a base ottagonale svolgendo le funzioni proprie di una torre d'avvistamento. E' proprio l'ampia visibilità, che dalla cima di Castello Aghinolfi si estende dalla costa toscana fino alla costa Ligure, a caratterizzare questa importante fortificazione.

All'interno del complesso architettonico sono individuabili strutture risalenti a momenti storici diversi. La torre ottagonale sembra riconducibile ai primi secoli del basso medioevo Recenti datazioni avvenute su frammenti di carbone inclusi nella malta assegnerebbero la costruzione ad un periodo compreso tra la metà del secolo XI e la metà del secolo XII. In quel periodo il castello Aghinolfi era costituito solamente dalla grossa torre, che assolveva nello stesso tempo alle funzioni di difesa e probabilmente di dimora. Tra le rovine non sono apprezzabili resti di strutture propriamente trecentesche, ma si possono attribuire a questo periodo alcuni interventi di risarcimento delle murature dell'impianto a base ottagonale. Il castello sembra essere stato pesantemente modificato nel secolo XV, al quale potrebbe risalire l'aspetto architettonico che attualmente lo contraddistingue. Una grossa torre a base circolare, assieme ad un terrapieno, aveva lo specifico ruolo di difendere nel versante montano l'antica struttura ottagonale, che assumeva la funzione di mastio. Il complesso si componeva così di un ampio perimetro fortificato, definito nelle fonti scritte come primo procinto, e di un secondo procinto. La documentazione del XVI secolo riferisce dell'esistenza di numerose abitazioni, circa 130, esistenti nei due procinti, delle quali sono oggi visibili solamente le fondamenta. Le case erano state erette dai Montignosini come rifugio in caso di pericolo e per questo motivo conservavano derrate alimentari, vino, olio e carne secca. Nel 1585 venne abbattuta la parte alta del mastio, ritenuta più pericolosa che utile. Alla fine del cinquecento risale la sistemazione della piazza d'armi, realizzata tramite la demolizione degli edifici adiacenti al mastio e, probabilmente, la costruzione del muro perimetrale est, con il cammino di ronda e gli accessi al corridoio sotterraneo.

L'importanza della fortezza di Montignoso, alla fine del secolo XVI e agli inizi del XVII, era tale per i Lucchesi da richiedere ulteriori interventi fortificatori soprattutto per proteggere il lato rivolto a levante, dove artiglierie nemiche avrebbero potuto infliggere gravi danni; tuttavia la costruzione di nuove murature sarebbe costata una ingente somma, pari a tremila scudi, e una commissione incaricata preferì spendere una modesta cifra per rinforzare quelle già esistenti.
Non si hanno notizie di interventi realizzati nel castello posteriormente al secolo XVII e lo stesso cadde in rovina verso la metà del secolo XVIII. Carlo Lodovico di Borbone, Signore di Lucca, lo acquistò per recuperarlo, ma il suo progetto non andò a buon fine.
Recenti ricerche compiute in questi anni sul castello hanno riacceso l'interesse per il monumento ed hanno impegnato l'Amministrazione Comunale di Montignoso in un cospicuo intervento di recupero e valorizzazione. Le ricerche archeologiche e archeometriche, condotte di pari passo con i lavori di restauro, hanno consentito la scoperta di alcune importanti testimonianze e l'acquisizione di specifiche conoscenze sulle tecniche costruttive medievali. In particolare le indagini, ancora in corso, hanno messo in luce i resti di una struttura muraria, forse quadrangolare, preesistente a quella ottagonale, datata, tramite tecniche archeometriche, all'epoca carolingia. Gli esiti delle ricerche ed i risultati dei restauri si uniscono in una esposizione permanente relativa alla storia del castello.

IL RESTAUROIl 1 Aprile 2001 il Castello viene riconsegnato alla comunità locale e ai visitatori dopo un restauro del Comune di Montignoso con un progetto affidato agli architetti Nicola Gallo, Antonio Silvestri e Andrea Tenerini. All'interno, un pavimento in vetro mostra al vero la stratigrafia delle pavimentazioni antiche e degli oggetti ivi rinvenuti.
Per l'occasione è stata realizzata anche un'installazione multimediale permanente che, all'interno del mastio restaurato, spiega le fasi evolutive del castello mediante ricostruzioni virtuali animate al computer.

APPROFONDIMENTI consigliati (link esterni):

 Restauro

 Ricostruzione storica virtuale

 

Bibliografia:

Ambrosi A.C., Il Castello Aghinolfi di Montignoso (MS). Piccola guida storico-artistica, Carrara, 1983.
Baudone C., Bernardi B., Milano S., Strutture e storia del <<Castellum Aghinulfi>>, in "Giornale Storico della Lunigiana", n.s., aa.XXXV-XXXVI, (1984-1985), pp.157-178.
Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp.139-140.
Dall'Aglio P.L., Il castellum Aginulfi ed il limes longobardo-bizantino, in "Giornale Storico della Lunigiana", n.s., aa.XXXV-XXXVI, (1984-1985), pp.185-194.
Nobili M., Il Castello Aghinolfi nella più antica documentazione, in "Giornale Storico della Lunigiana", n.s., aa. XXXV-XXXVI, (1984-1985), pp.179-184.
Gallo N., Il controllo della costa: da Massa a Montignoso, in Castelli e fortificazioni della provincia di Massa-Carrara, Massa, 1996, pp.237-258.
Gallo N., Il contributo del radiocarbonio nell'analisi delle strutture murarie, in "Archeologia dell'Architettura", II, (1997), pp.63-71.
Gallo N., Fieni L., Martini M., Sibilia E., Building archeology, 14C and thermoluminescence: two examples comparison, , in Evin J., Oberlin C., Daugas J.P. & Salles J.F. dir: Actes du 3éme congrès international <<Archéologie et 14C>>, Lyon, 6-10 Avril 1998. Revue d'Archéométrie Suppl. 1999 et Soc. Préhist. Fr. Mémoire n°26, Aprile 2000, pp.425-431.
Sforza G., Memorie storiche di Montignoso, Lucca, 1867.
Sforza G., I Nobili di Castello Aghinolfi a Montignoso ed alla Verrucola Bosi, Modena 1979.
Estratto da 'N. Gallo - Guida storico-architettonica dei castelli della Lunigiana toscana - Istituto Valorizzazione Castelli, Prato 2002.

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